Capitolo 1: Raccontare la Cina

12/02/2020 0 Di aleto5991

Della Cina dicono: chi va per la prima volta scriverà libri, chi imparerà a conoscerla smetterà di scrivere. Come sempre, la verità (se c’è) è a metà strada. 

È un mondo che riempie gli occhi, la prima volta che si va. Di quella novità che è data dall’estraneità, ma anche dalla riscoperta. Anche di abitudini quasi elementari, da bambini. Si reimpara a mangiare con le bacchette, anche il riso. Pure spaghetti lunghissimi, che sfuggono e riscivolano in ciotole di brodo bollente. Si impara anche, di nuovo, a comunicare, con un cinese ancora stentato, qualche parola in inglese – inutile – buttata qua e là e qualche gesto. A leggere, i caratteri sembrano tante zampette nere, che si arrampicano ovunque fino a riempire le insegne. Forse anche quali sono i tuoi spazi, che si riducono, diventano condivisi, a volte perfino compressi. Ad osservare, ma anche a sentirsi osservati. In maniera curiosa, perché privi di occhi a mandorla e capelli corvini. Magari dalla carnagione più scura, l’occhio chiaro, il naso “alto” – uno dei modi con cui i cinesi si distinguono, in particolare dagli occidentali. Loro hanno un nasino dalla forma ad “aglio”. In maniera più fredda, dal vetro delle telecamere.

Chi non avrebbe voglia di raccontare tutto questo? Credo di aver iniziato almeno tre diari di viaggio. Di impressioni, curiosità, dubbi, critiche, apprezzamenti. Appunti.

Ma la Cina non si lascia raccontare facilmente. È diversa, complessa, controversa, plurale.

Però ci si può provare.