Capitolo 6: quale Capodanno?

01/01/2021 0 Di aleto5991

Celebrare il primo giorno dell’anno nella notte tra 31 dicembre e 1 gennaio appare quasi scontato. Che si mangino 12 acini d’uva nei 12 secondi appena prima della mezzanotte come in Spagna. Un piatto di lenticchie, mentre si brinda indossando qualcosa di nuovo in Italia. Che si bruci un ceppo, simbolo dell’anno appena passato in Sudafrica o si sparino i fuochi d’artificio, è la notte di San Silvestro la data fissata dal mondo occidentale. Non quella del sud-est asiatico, dove il capodanno esiste, ma ha spesso date, tradizioni e significati diversi.

Giappone – 31 dicembre

In Tsurezuregusa (Ore d’ozio, 1330), «Kenkō Hōshi racconta come un tempo, nel fitto buio dell’ultima notte dell’anno, la gente desse fuoco alle torce e, alzando un grande baccano, andasse freneticamente a bussare alle porte. Bisognava attendere l’alba perché calasse nuovamente il silenzio e subentrasse la malinconia dell’anno passato[1]». Un ultimo giorno dell’anno nipponico (joya 除夜) in cui i vivi aspettavano il ritorno dei propri cari defunti e li accoglievano con alcune celebrazioni rituali. In origine, si era prima in attesa della comparsa di alcuni animali funebri (come il cavallo), simbolo della divinità. Seguivano cortei mascherati, le visite dei morti ai vivi e iniziazioni[2].

Di questa trasmigrazione di spiriti è rimasta una certa eredità shintoista. Il benvenuto dei giapponesi alle anime dei morti si esprime attraverso il kadomatsu 門松: decorazioni in pino, tronchi di bambù e fiori di pruno. Un simbolo, per l’omofonia di “matsu 松 pino” con il verbo matsu 待つ aspettare”. Anche in modi per scoraggiare l’ingresso di spiriti malvagi in casa propria, come nel caso delle shimekazari 注連飾り. Ghirlande da appendere all’uscio della porta in paglia intrecciata, felce, spighe di riso, spesso con un’arancia in mezzo e altri simboli portafortuna. Sempre per motivi di omofonia e simbolismo, questa volta tra “daidai 橙 arancia” e “daidai 代々 di generazione in generazione”, un augurio di felicità e prosperità.

Kyoto (Giappone), 2019

Nel libro Tōkyō tutto l’anno Laura Imai Messina descrive alcune tradizioni nipponiche del 31 dicembre. Una festività intima, da passare in famiglia, ma non senza fare tappa al proprio tempio di riferimento. Qui avviene «un rituale precisissimo»: «prima bisogna scuotere con vigore la corda cui sono attaccati grandi campanelli, poi lanciare l’offerta, inchinarsi due volte, battere altre due volte le mani, congiungere i palmi rivolgendo la preghiera e, solo dopo licenziarsi dalla divinità con un ultimo inchino conclusivo. Si chiama nirei-nihakushu-ichirei 二礼二拍手一礼, letteralmente “due inchini – due battiti di mano – un inchino”». Nel tempo shintoista si bruciano anche gli amuleti dell’anno che sta per finire e se ne acquistano di nuovi per quello entrante, di protezione per la salute, lo studio, la famiglia e così via. Si attendono 107 rintocchi della campana di bronzo prima della mezzanotte, seguiti dal 108esimo, che segna l’ingresso dell’anno nuovo.

Pechino (Cina), 2015

Cina – 12 febbraio 2021, anno del bufalo

Il capodanno cinese o “Chunjie 春节 Festa di Primavera” è la festività principale del Paese del Dragone, ma anche quella attorno a cui ruota gran parte del sud-est asiatico, per secoli satellite del grande impero sul piano culturale. La data cambia ogni anno perché segue il calendario lunare, in genere tra il 21 gennaio e il 20 febbraio. Come il capodanno giapponese, si celebra in famiglia e è l’unica ricorrenza dell’anno dove chi vive lontano dal proprio paese di origine può tornare a casa. Centinaia di milioni di cinesi si spostano da una parte all’altra della Cina, perfino in treno lento per viaggi di intere giornate pur di riabbracciare i propri cari.

Foto di Marco Sabbatini

I preparativi del Chunjie cominciano il 23° giorno del 12° mese lunare con le pulizie di casa, mentre per i festeggiamenti veri e propri si deve aspettare la vigilia (Chuxi 除夕), quando si appendono decorazioni di carta rossa all’ingresso e la famiglia si riunisce per mangiare. Tra i piatti, nel nord della Cina i jiaozi 饺子ravioli a forma di mezzaluna, simbolo di denaro, e a sud dei dolcetti di riso niangao 年糕 (lett. “torta dell’anno”), dall’augurio “niannian shenggao 年年升高 che ogni anno possa andare sempre meglio”. La veglia prosegue con giochi e chiacchiere in compagnia. I bambini ricevono delle buste rosse con i soldi in regalo, anche se l’attesa è tutta rivolta alla mezzanotte. Solo allora potranno accendere i petardi, mentre gli adulti spareranno in aria i fuochi d’artificio.

Il Capodanno cinese nel film Us and them di Rene Liu (su Netflix!)
Danza del Dragone, foto di Hendrik van den Berg, CC BY 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by/3.0, via Wikimedia Commons

Una tradizione degli ultimi anni è aspettare la mezzanotte guardando il gala di Capodanno di Cctv, l’appuntamento televisivo delle 20 dalla durata di oltre quattro ore. Include spettacoli come la danza del leone e del drago, acrobazie e performance di ogni tipo, che spaziano dall’opera di Pechino ai concerti di star internazionali come Céline Dion (2013) o Sophie Marceau (2014).

Hanoi (Vietnam), 2019

Vietnam – 12 febbraio 2021

Anche in Vietnam il Capodanno o Tết (da Tết Nguyên Đán) è lunare – cade il 12 febbraio 2021, nonché la principale festa del paese. Pulire durante i primi tre giorni dell’anno porta sfortuna, quindi nelle settimane che lo precedono si visitano le tombe della famiglia, si spazza e brucia l’incenso. Il 23° giorno del 12° mese del calendario lunare, è usanza comprare una carpa che va liberata nel fiume o nel lago più vicino, come offerta ad Ông Táo, il divino protettore della cucina, anche il tramite fra cielo e terra.

Tra le decorazioni, c’è l’albero cây nêu, una canna di bambù semi spoglia con appesi oggetti di colore rosso e giallo dal valore apotropaico. Oppure alberelli di kumquat (anche detti mandarini cinesi), simbolo di ricchezza e prosperità. Anche se la vera particolarità del Vietnam sono gli addobbi floreali: fiori di pesco nel nord e di Mai gialli nel centro e nel sud, con soldi di carta e frasi di augurio sopra.  

Mai entrare in casa d’altri il primo giorno dell’anno senza essere invitati. Credenza vuole che la prima persona che superi la soglia porti fortuna o meno a tutta la famiglia. Motivo per cui spesso il padrone di casa tenderà ad uscire qualche minuto prima della mezzanotte per rientrare subito dopo ed evitare possibili sciagure. Se il primo giorno è dedicato alla famiglia, il secondo è per gli amici più stretti e il terzo per gli insegnanti.

Anche per Corea del Sud, Mongolia e Singapore la data è la stessa.

Songkran – tra il 13 e il 15 aprile

Un altro capodanno asiatico è quello del buddhismo theravāda, festeggiato in Birmania, Cambogia, Laos e Thailandia e che cade tra il 13 e il 15 aprile. È l’occasione per tornare a casa e passare del tempo insieme alla propria famiglia, ma anche un momento di preghiera. In Thailandia il primo giorno di Songkran si apre con una processione verso il wat (tempio) di riferimento. Qui si presentano le proprie offerte, in genere in cibo, e si ascolta il messaggio del dharma recitato dai monaci. Si procede con l’abluzione dell’immagine di Buddha, soprattutto di statue, un’azione purificatrice a cui segue il lavaggio delle mani dei fedeli. Dei piccoli agli adulti, degli adulti agli anziani in segno di omaggio, sebbene oggi si spruzzi spesso l’acqua anche sui passanti. Una pratica diventata di grande attrattiva per il turismo, con getti d’acqua che arrivano da ogni parte, anche impiegando elefanti. Il secondo giorno invece i fedeli si presentano al wat vestiti da festa, per costruire delle piccole pagode di sabbia all’aperto, poi decorate con candele, fiori, incenso e bandierine colorate. Un modo per acquisire meriti a partire dagli atti virtuosi secondo il buddhismo theravāda. Nel Laos, il Capodanno (Pi Mai Lao, anche detto Songkran) si celebra in maniera molto simile, ma insieme all’acqua spesso di lanciano panna, schiuma da barba o polveri bianche e un’alternativa alle pagode di sabbia è liberare gli animali in cattività.

Nella maggior parte degli Stati dell’estremo oriente e del sud-est asiatico le diverse date di Capodanno coesistono: il calendario gregoriano (che parte dal 1 gennaio) è adottato da quasi tutti i paesi del mondo, quindi il 31 dicembre si festeggia, mentre il Capodanno lunare è celebrato anche dove si registra la presenza di comunità cinesi, ad esempio in Thailandia e nelle Filippine. Cambia la priorità delle diverse feste. Nei Paesi a maggioranza buddhista (theravāda) il Capodanno più sentito è il Songkran ad aprile. Invece in quelli che seguono il calendario lunare e in particolar modo la Cina, è quella data che cade tra il 21 gennaio e il 20 febbraio.


[1] Messina, Laura Imai, Tōkyō tutto l’anno, Einaudi, Torino 2020, pp. 5-9.

[2] Eliade, Mircea, Il mito dell’eterno ritorno (Archetipi e ripetizione), Edizioni Boria, Bologna 1975, pp. 96-97.